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“Questa giornata vuole essere il riconoscimento a tutti voi donatori per quello che fate. Il sistema italiano ha un grande valore perché si basa sulla donazione volontaria, anonima, gratuita e associata”. Con queste parole il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha aperto il convegno Il Sistema Sangue Nazionale: un’eccellenza italiana. “Nutro grande ammirazione nei confronti dei donatori – ha continuato il ministro – in quanto hanno a cuore la collettività; dare una parte di sé per gli altri rende i donatori i portabandiera della società che vorremmo. Ovviamente non ci sono solo luci, ma anche ombre che occorre contribuire a dissolvere. Tra queste le disfunzioni organizzative che non aiutano a creare un sistema organico”.

L’appuntamento odierno, cui hanno preso parte circa 200 rappresentanti associativi provenienti da tutta Italia, è stato fortemente voluto dal ministro stesso, dal Centro Nazionale Sangue e dalle Associazioni e Federazioni dei donatori di sangue riunite nel CIVIS (Coordinamento Interassociativo Volontari Italiani del Sangue).

Il direttore del Centro Nazionale Sangue Giancarlo Maria Liumbruno ha presentato i dati relativi al 2016. “In Italia nel 2016 c’è stata una donazione di sangue ogni 10 secondi. Il sistema è in equilibrio, ma occorre coinvolgere sempre di più le nuove generazioni”. In effetti il numero dei donatori del 2016 è il più basso degli ultimi anni.

Consapevoli dell’importante legame tra sport e stili di vita sani, e delle possibilità dello sport di coinvolgere i giovani, hanno raccontato la propria esperienza di sportivi la campionessa di jūjutsu Beatrice Becattini e Il pallavolista parmense Jacopo Massari, classe 1988, schiacciatore nella Callipo Sport di Vibo Valentia.

Ma il momento più significativo e coinvolgente è stato lo spazio dedicato alle testimonianze di donatori e riceventi legati alle associazioni AVIS, FIDAS, FRATRES e CROCE ROSSA ITALIANA rappresentate dai rispettivi presidenti nazionali: Daniela e Antonella, due pazienti talassemiche, hanno commosso i presenti con la loro storia che le lega a doppio filo alla generosità dei donatori.

A conclusione del convegno il saluto di Maria Rita Tamburrini, Dirigente dell’Ufficio VII del Ministero della Salute.


 

 

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Migliaia di donatori FIDAS hanno attraversato la città per testimoniare il valore del dono. Questa mattina circa 10mila volontari del dono, appartenenti alle associazioni federate FIDAS, si sono dati appuntamento ai Giardini Montanelli a Milano per la 36° Giornata del donatore.

Dopo la due giorni dedicati al 56° Congresso nazionale che ha coinvolto 200 delegati a Bergamo, la FIDAS ha indossato il vestito della festa. Alle 9.30 la celebrazione della S. Messa presieduta da Don Paolo Fontana, responsabile pastorale della salute della diocesi di Milano, al termine della quale si sono susseguiti i saluti delle autorità. Pierfrancesco Majorino assessore politiche sociali del comune di Milano ha ringraziato i donatori “per aver compreso a pieno il significato più alto della parola solidarietà, ossia la responsabilità nel mettersi a servizio del altro  prendendosi cura di quanti hanno necessità di sangue”; Imerio Brena presidente FIDAS Lombardia, a nome delle associazioni della Regione che hanno collaborato per la realizzazione della giornata ha ricordato che “i donatori FIDAS sono tifosi della vita” perché sono pronti a tendere il braccio a chi ha bisogno; infine il presidente nazionale Aldo Ozino Caligaris, che ringraziando tutti i convenuti ha ribadito il ruolo fondamentale dei donatori per il Sistema Sanitario nazionale.

Poi il passaggio del testimone da Milano a Napoli, dove si svolgerà la 37ma Giornata del donatore ad aprile 2018. A ricevere la bandiera della FIDAS il presidente FIDAS Atan di Napoli Ciro Caserta, il presidente FIDAS Campania Gennaro Carotenuto e Francesco Versetti, Consigliere delegato dal sindaco del Comune di Napoli.

Complice una bella giornata di sole, un fiume di donatori ha attraversato la città fino a Piazza della Scala tra la musica della Banda D’Affori, di quella di Paullo e di quella di Peschiera Borromeo, le coreografie degli Alfieri di Costigliole d’Asti e i colori degli oltre 170 gonfaloni che hanno sfilato per ricordare la gioia del dono volontario, anonimo e gratuito.


 

Sono oltre 1,7 milioni i donatori volontari in grado di garantire, su tutto il territorio nazionale, le terapie trasfusionali. Ma è troppo bassa la percentuale tra i giovani

Il sangue unisce tutti i popoli – recita lo slogan dell’Oms per la giornata mondiale del donatore (14 giugno 2016) – ed è uguale per tutti, anche se i gruppi sanguigni sono distribuiti in modo differente nelle varie etnie e popolazioni. Per questo è importante donare sangue e che donino tutte le persone che fanno parte di ogni comunità.
In Italia, sono oltre 1,7 milioni i donatori volontari in grado di garantire, su tutto il territorio nazionale, le terapie trasfusionali (rientrano tra le prestazioni che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini). Grazie alle donazioni volontarie, da molti anni l’Italia è un Paese autosufficiente, con una situazione di bilancio positivo tra numero di unità di sangue e emocomponenti donate e fabbisogno a livello locale. In estate cresce la domanda, legata anche al maggiore afflusso di turisti e alla maggiore propensione agli spostamenti su strada che si va a sommare al “normale” fabbisogno di servizi quali gli interventi chirurgici e le terapie di alto livello. Bisogni trasfusionali la cui copertura è garantita attraverso lo scambio interregionale.
Lo scorso anno sono state prodotte 2.572.567 unità di globuli rossi, 276.410 unità di piastrine e 3.030.725 unità di plasma. Sono stati trasfusi  8.510 emocomponenti al giorno e curati 635.690 pazienti, 1.741 al giorno. L’83% dei donatori italiani dona in maniera periodica, non occasionale (fonte: Centro nazionale sangue).
A donare sangue sono soprattutto persone con un’età compresa tra 30 e 55 anni; ma le proiezioni demografiche indicano una tendenza alla riduzione nei prossimi uno-due decenni. Bassa, invece, la percentuale di giovani: il 13,4% della fascia di età tra 18 e 25 anni e il 18,3% di quella tra 26 e 35 anni.
A seguito del progressivo invecchiamento della popolazione, si stima che alla fine del 2020 i donatori si saranno ridotti del 4,5%.

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