Il tempo non era certo dei migliori e forse la nebbiolina gelida invogliava più a restarsene al caldo in casa che non a scendere in strada a macinare chilometri, ma la marcia del Donatore a Monticello Conte Otto, si sa, è sempre la marcia del Donatore.
Compie quarantatrè anni e festeggia con il solito, nutrito numero di presenze – circa tremila partecipanti anche quest'anno – la storica manifestazione podistica non competitiva, organizzata dal gruppo Fidas donatori di sangue di Monticello Conte Otto.
Globuli rossi in corsa
La nuova locandina della 53ª Marcia del Donatore di Sangue porta in scena un’immagine che parla con leggerezza e forza al tempo stesso: dei globuli rossi con scarpe da running che corrono, simbolo di energia, vita e movimento.
Questi “atleti speciali” rappresentano l’essenza stessa del dono del sangue: un gesto semplice, ma capace di far correre la speranza nelle vene di chi lo riceve. La loro corsa non è soltanto un gioco di fantasia: è il richiamo a un flusso continuo, a un’energia che non si ferma e che tiene in vita.
Il messaggio è chiaro: donare è un’azione dinamica, un impegno che ci mette in cammino insieme, verso una comunità più forte e solidale. Ogni goccia di sangue donata è come un passo in avanti: piccolo, ma determinante per raggiungere il traguardo della vita.
Partecipare alla Marcia significa condividere questi valori, unire lo sport alla solidarietà, trasformare il movimento del corpo in un gesto che celebra la vita che scorre dentro di noi. È un momento per stare insieme, per sorridere, per respirare la gioia di una comunità che corre nella stessa direzione: quella del dono e della generosità.
La corsa dei globuli rossi ci ricorda che, quando scegliamo di donare, mettiamo in moto una catena di bene che arriva lontano, ben oltre la nostra corsa quotidiana. E ognuno di noi può essere parte di questa staffetta di vita.
Come tradizione, le ultime pagine del libretto sono dedicate al tema della donazione del sangue, con un pratico vademecum che illustra come avvicinarsi a questo gesto prezioso.
Un ringraziamento particolare va ai nostri sponsor, che continuano a offrirci il loro sostegno, ai volontari che con impegno e passione collaborano nella gestione dei ristori e lungo il percorso, all’amministrazione comunale e a tutti coloro che decideranno di condividere con noi una domenica all’aria aperta, partecipando alla nostra storica marcia
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Un appuntamento all’insegna dell’integrazione tra le diverse culture per raccontare il valore della donazione del sangue. Da venerdì 11 a domenica 13 marzo, si svolgerà il Meeting nazionale Giovani FIDAS; un appuntamento, giunto alla sua diciassettesima edizione, che si prefigge di formare i giovani donatori dai 18 ai 28 anni, ma anche un momento di confronto e scambio di strategie fra i giovani delle 73 Associazioni FIDAS presenti su tutto il territorio nazionale.
Quest’anno sarà la città di Mondovì (CN) ad ospitare l’evento incentrato sul dono come strumento di integrazione fra culture diverse: un tema non solo di grande attualità e importanza sociale, ma anche fondamentale per la donazione del sangue. Le nuove etnie, infatti, hanno gli stessi nostri gruppi sanguigni, ma possono mostrare con maggior frequenza alcuni che in Italia sono più rari. La donazione diventa, quindi, uno strumento di integrazione tra culture diverse, nelle quali sono presenti diversi volti del dono.
“In un’Italia sempre più multietnica, in cui lo straniero ha nuovamente cominciato a suscitare sospetto, se non addirittura paura, tendere il braccio permette di valorizzare quali e quanti siano gli elementi di unione. I volti del dono possono essere i nostri vicini di casa o possono avere un colore della pelle diversa, sono coloro con cui siamo cresciuti o nuovi cittadini di un’Italia integrata – sottolinea Aldo Ozino Caligaris, presidente nazionale FIDAS. – Qualunque sia la loro origine, hanno un elemento in comune: il desiderio di contribuire attraverso un gesto volontario, anonimo e gratuito al benessere collettivo”.
Leggi tutto: XVII Meeting nazionale Giovani Fidas: i volti del dono
In riferimento alla sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 14 Gennaio 2016 sui ricorsi di pazienti italiani che hanno sviluppato infezione da HIV, virus dell’epatite B e virus dell’epatite C a seguito di trasfusione di emocomponenti infetti tra gli anni 70’ e 90’ ed in risposta alle dichiarazioni apparse oggi su alcune agenzie di stampa e quotidiani nazionali, il Centro Nazionale Sangue, organo tecnico del Ministero della Salute e Autorità Competente con funzioni di coordinamento e controllo tecnico-scientifico del sistema trasfusionale nazionale, precisa quanto segue:
In Italia il grado di sicurezza degli emocomponenti e dei farmaci derivati del plasma rispetto al rischio di trasmissione di agenti infettivi noti (HIV, virus dell’epatite B, virus dell’epatite C) ha raggiunto, da molti anni, livelli estremamente elevati.
Tale livello di sicurezza è garantito da un sistema basato sulla donazione volontaria, periodica, anonima, responsabile e non remunerata, dall’utilizzo per la qualificazione biologica di test di laboratorio altamente sensibili e da un’accurata selezione medica dei donatori di sangue, volta a escludere i soggetti che per ragioni cliniche o comportamentali sono a rischio.
In virtù dei suddetti interventi, il rischio residuo di contrarre un’infezione a seguito di una trasfusione di sangue è prossimo allo zero, come ampiamente dimostrato dal sistema di sorveglianza nazionale coordinato dal Centro Nazionale Sangue. Ad oggi, infatti, questo rischio è stimato in: 1,6 casi per milione di donazioni per l’epatite B, 0,1 casi per milione di donazioni per l’epatite C e 0,8 casi per milione di donazioni per l’HIV. A fronte di più di 3 milioni di emocomponenti trasfusi ogni anno (8.349 emocomponenti trasfusi ogni giorno), da oltre dieci anni in Italia non sono state segnalate infezioni post-trasfusionali da HIV, virus dell’epatite B e virus dell’epatite C.
“Le Associazioni di volontariato del sangue – commenta Vincenzo Saturni, coordinatore pro tempore CIVIS (Coordinamento Interassociativo Volontariato Italiano Sangue) – sono impegnate da anni, in stretta collaborazione con le istituzioni sanitarie – tra cui il CNS – e i tecnici del mondo trasfusionale, a garantire la massima sicurezza e qualità del processo di donazione del sangue, per tutelare nel migliore dei modi il cittadino ricevente e il donatore stesso. I dati presentati dal CNS confermano gli importanti passi avanti compiuti dall’Italia in tema di qualità e sicurezza, allineandoci agli standard dei Paesi più evoluti in ambito sanitario/trasfusionale. Il volontariato del sangue, inoltre, è impegnato ogni giorno nella fondamentale promozione di stili di vita sani tra i donatori volontari e associati, al fine di rendere ancora più elevati i livelli di sicurezza. Grazie anche a quest’azione siamo arrivati all’84% di donatori periodici e associati, fattore che ci posiziona ai primissimi posti nel mondo e che rappresenta un ulteriore indicatore di qualità e sicurezza”.







